Un’estate con Salvini

Io vorrei passarla un’estate con Salvini, scorrazzare nel mare con moto d’acqua gentilmente offerte dalle casse dello Stato, con la spensieratezza mentre, non poco più lontano da quelle acque, ci sono persone che muoiono per la sua propaganda politica.

Io vorrei passarla un’estate con Salvini, che si fa portavoce di chi afferma che il Pride sia una carnevalata ma considera normale che un ministro si presti a fare l’animatore tra alcol e tette, con la folla che lo acclama come fosse un tronista di uomini e donne,ospite nelle serate in discoteca.

Io vorrei passarla un’estate con Salvini che permette che un giornalista venga minacciato da un poliziotto, mentre fa il suo lavoro di informare gli elettori, gli stessi che pagano le vacanze del ministro e i suoi capricci.

Io vorrei passarla un’estate con Salvini, ballare con lui sulle note dell’Inno di Mameli remixato, lo stesso inno che lui ha sempre rinnegato, l’inno che accompagna quella bandiera che, come diceva lui, “serve solo per pulirsi il culo”.

Si, vorrei passare un’estate con lui, guardare la sua allegria e la sua strafottenza e invidiarlo perché io, a 23 anni, penso al mio futuro, a quello del mio paese, ai diritti che NON HO e sento come se tutto questo fosse come la sabbia che lui sta calpestando mentre si gode la vacanza.

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Personalità- Imitare/copiare gli altri

Sul mio profilo Instagram scrivo diverse cose: poesie, racconti o miei pensieri su argomenti di attualità.

https://www.instagram.com/andrea_gioia2/

Ultimamente ho notato che una persona “prende spunto” da ciò che scrivo, in alcuni casi copiando, ed è stato inevitabile per me riflettere sulla questione.

Copiare e/o imitare vuol dire non avere personalità?

Sono dell’idea che sia giusto prendere spunto da chi ammiriamo o, più semplicemente, da chi stimiamo e di cui apprezziamo alcune caratteristiche e capacità ma bisogna prima di tutto imparare a conoscere e coltivare le proprie.

La personalità, appunto, è ciò che caratterizza ognuno di noi ed è ciò che ci rende unici. Avere consapevolezza di ciò che si è e della propria personalità porterà inevitabilmente a non dover cercare delle caratteristiche in altre persone, evitando di imitarle. Questo vale soprattutto nell’arte: copiare una poesia, un dipinto, una canzone, è facile ma di certo non si possono copiare le sensazioni che il vero autore ha provato durante la creazione dell’opera.

Bisognerebbe imparare a conoscersi, senza dover assomigliare a nessuno ma puntando su se stessi, modificandosi e migliorandosi ma sempre in base alla propria visione. Prendere spunto per ammirazione è inevitabile ma non indispensabile. Spesso perdiamo tempo sognando di essere come gli altri e ci dimentichiamo di chi siamo.

Il tabù della donna senza reggiseno

Sul quotidiano “Libero” ancora una volta si giudicano donne che scelgono di non indossare il reggiseno. Questa volta nel mirino del tabù troviamo Carola Rackete che viene accusata di non rispettare le autorità per questo suo gesto. Ed ecco qui come viene fuori una caratteristica del nostro popolo: non importa salvare vite umane, non importa ribellarsi ad un sistema malato per salvaguardare i diritti umani, a noi importa se indossa o meno il reggiseno. Come lei, tante altre donne sono state piazzate in prima pagina su Libero perché non indossavano il reggiseno.

Nel 2019 esiste ancora il tabù del seno femminile: esistono luoghi in cui non si può allattare il proprio figlio, non si possono indossare abiti troppo scollati, le donne non possono indossare ciò che vogliono e (quando si tratta di una donna “famosa”) non ci si può presentare ad aventi senza il reggiseno.

La cosa che più mi diverte di tutta questa storia è che molti uomini non guardano mai negli occhi una donna, hanno costantemente lo sguardo sul seno, cercando di “guardare oltre” con la loro supervista. E questo va bene(?) Ma quando sono le donne a scegliere, per comodità o per loro gusto personale, di non indossare il reggiseno, allora non va più bene e iniziamo a parlare di “rispetto”. Quando l’uomo cerca disperatamente il seno della donna per appagare un desiderio sessuale, parliamo di normalità ma ci vergognamo di avere di fronte una donna che allatta il proprio bambino.

Consiglio al giornalista, evidentemente appassionato, di iniziare un’esperienza lavorativa presso negozi di intimo. Il quotidiano può cambiare nome in “Ferretto” e ricordo che la donna, come l’uomo, è libera di decidere per il SUO corpo, la sua vita, senza dover scontrarsi ancora con giudizi di poco valore

Il dottor Cannata (Fratelli d’Italia) contro gli omosessuali:”ammazzateli tutti”.

Il post che è stato poi rimosso da Facebook

Questo è il post che il medico Giuseppe Cannata (vicepresidente del Consiglio comunale di Vercelli) ha pubblicato sulla sua pagina Facebook e che ha fatto subito il giro dei social. Il post, che cita testualmente:”Ammazzateli tutti sti gay, lesbiche e pedofili”, è stato poi rimosso. Ho fatto personalmente un giro nel suo profilo e mi sono ritrovato davanti molti post omofobi, commenti pieni di odio; palese è la sua ideologia fascista che manifesta ad ogni post nel quale si parla di Mussolini come di un grande uomo. Chi lo segue, chi commenta e chi probabilmente lo ha votato, utilizza un linguaggio offensivo e denigratorio verso gli omosessuali e tutto questo su Facebook, con la libertà più assoluta.

Questa frase, racchiude quel pensiero ignorante contro cui lottiamo ogni giorno: la pedofilia viene messa, nuovamente, sullo stesso piano dell’omosessualità. Si spera nella morte degli omosessuali. Nessuno pensa a tutti quei ragazzi omosessuali che ancora oggi hanno paura di fare coming out e si ritrovano a leggere determinate parole. Nessuno pensa a quanti ragazzi sono, ancora oggi, vittime dell’omofobia, a chi (preso dalla disperazione) tenta il suicidio pur di non ascoltare più tutto questo odio.

Quando poi a scrivere determinate cose è un medico, nonché politico, allora bisogna fermarsi un momento a pensare a quanto sia sbagliato il sistema che noi stessi abbiamo voluto per il nostro Paese e a quale tipo di società stiamo costruendo per il nostro futuro.

Andrea Camilleri non morirà mai

Andrea Camilleri è morto oggi, 17 luglio 2019, dopo un lungo ed estenuante mese in ospedale in seguito ad un attacco cardiaco. Camilleri è stato uno scrittore, il “papà” di Montalbano, è stato uno sceneggiatore, regista, drammaturgo e insegnante di regia e il nostro paese oggi non perde solo un artista ma una persona che ha fatto della cultura la sua libertà, insegnando a tutti i suoi lettori quanto sia potente e determinante la forza dell’informazione, della buona informazione, quella che ti lascia dentro la possibilità di essere.
Camilleri aveva la particolarità di guardare oltre la figura del “personaggio letterario”, di descrivere e scrivere quei soggetti permettendo a noi lettori di immaginarli alla perfezione, non curanti tanto dell’aspetto fisico quanto più delle caratteristiche personali che li rendevano vivi nelle loro forze e debolezze. Montalbano ne è una prova: leggendo i suoi gialli abbiamo vissuto per anni con un commissario in casa.
Nel 2018 pubblica “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda”, un libro che rappresenta il suo testamento culturale, indirizzato alla pronipote. Quel libro andrebbe letto, mangiato con gli occhi e respirato ogni giorno; sfogliando quelle pagine si può scoprire la vita di Camilleri, ogni singolo passo che lo ha portato ad essere ciò che noi tutti ricorderemo sempre: un grande uomo. Le parole sanno di intimità, di confessioni, sono insegnamenti di vita che fanno riflettere, è una vera e propria eredità che potrebbe portarci, con la forza della conoscenza, a diventare liberi da quell’ignoranza che ci tiene incatenati a certe ideologie.

Andrea Camilleri non è morto perché resterà vivo nella memoria di tutti.

Andrea Camilleri non morirà mai, il ricordo di lui resterà in ognuno di noi e lo farà vivere ogni giorno. Un uomo nato nel 1925 che ha dimostrato di essere sempre attuale e più “giovane” di tanti altri uomini, non può essere dimenticato. Cito una delle sue frasi più belle, che andrebbe letta e riletta ogni giorno prima di compiere ogni azione, prima di scrivere ogni parola, prima di pensare:
“Non bisogna mai avere paura dell’altro perché tu, rispetto all’altro, sei l’altro”

Ciao Maestro.

 

#Instawriters- Instagram non solo per “le foto”

Instagram è il social network più utilizzato in questo periodo storico. Su Instagram tutti possono condividere le proprie foto, raccontando in maniera veloce e “instantenea” la loro vita, mettendo in un angolo i vecchi album fotografici.
Ma non è solo questo: con Instagram hai la possibilità di farti conoscere e far conoscere a più persone il tuo talento.
Chi vive di scrittura (per lavoro o anche solo per passione) utilizza questo social, pubblicando immagini accompagnate da didascalie contenenti poesie, racconti o brevi storie e i lettori 2.0 hanno la possibilità di leggere poesie moderne e racconti brevi direttamente dal proprio smartphone, gratuitamente. In questo modo si torna alla lettura, soprattutto dei “versi” . Il linguaggio cambia, non è più quello “antico” che abbiamo conosciuto sui libri di scuola, è un linguaggio attuale, che spesso va di pari passo con quello utilizzato nelle canzoni: un linguaggio “popolare”, spontaneo e chiaro.
Io stesso utilizzo Instagram per condividere ciò che scrivo e pochi giorni fa ho chiesto ad alcuni scrittori che seguo di raccontarmi il loro rapporto con Instagram e ho capito che Instagram non è più solamente una “distrazione” ma può diventare un ottimo mezzo per la divulgazione, l’informazione e la cultura. Può essere davvero un modo per aiutare chi scrive a farsi conoscere e stimolare chi legge.
@andrea_gioia2

Milano Pride 2019

Parlando del Pride vi mostreranno i carri, boa, paillettes e glitter. Vi faranno vedere ciò che la maggioranza definisce ANORMALE. Ma il Pride combatte questa maggioranza, combatte contro questo utilizzo della parola normalità per emarginare tutto ciò che rappresenta la diversità, che non corrisponde al comune pensiero di mascolinità, femminilità e sessualità. Il Pride è libertà, è uguaglianza nella diversità, è la rivendicazione di diritti, è l’esigenza di non nascondersi, di non chiedere il permesso. Il Pride non chiede di essere ACCETTATO. Durante il #milanopride hanno parlato molti esponenti, tutti coloro che ogni giorno si battono per migliorare la vita di chi viene considerato diverso. Quello che vedrete ai tg non sarà la parte del dibattito ma solo la sfilata perché a loro fa comodo creare “giudizi” piuttosto che prendere in considerazione le nostre esigenze.